Capoliveri e Napoleone


di Massimo Sani

Una triste storia accompagnò per tanti anni le veglie dei Capoliveresi. 
Forse la ferita divenne ancora più profonda quel giorno che Napoleone sbarcò all'Elba a prendere possesso del suo piccolo regno. Ciò che era accaduto a Capoliveri meno di tre lustri prima, era troppo tragico per essere dimenticato in così breve tempo.
Tutto infatti risaliva solo all'aprile del 1799. Napoleone, che come una meteora aveva conquistato l'Italia, non aveva dimenticato di occupare l'Elba, dove erano così sbarcati circa mille soldati. I francesi non trovarono però vita facile e furono osteggiati non solo dalle forze spagnole, ma anche da tutta la popolazione.
Fu così che un gruppo di soldati francesi in fuga da Longone, forse sentendosi più al sicuro, si diresse verso Capoliveri invece di convergere al comando di Portoferraio.
Poco prima di arrivare alle case del paese, questi soldati furono però letteralmente massacrati dai cittadini di Capoliveri, che si erano alla meglio armati contro l'invasore.
La rappresaglia non tardò però ad arrivare e fu quanto di più crudele e feroce si possa immaginare. lì comandante Miollis di stanza a Portoferraio partì con la truppa alla volta di Capoliveri, mettendo la città a ferro e fuoco e non risparmiando neppure i bambini.
Come potevano quindi gli abitanti di Capoliveri aver dimenticato una simile ferocia e far festa a chi era riuscito a gettare negli animi tanto sconforto e dolore?
Così quando Napoleone, nuovo sovrano dell'isola, giunse in visita a Capoliveri, diversamente da tutti gli altri centri dell'Elba dove fu acclamato ed osannato come un dio, trovò una modesta accoglienza.
Forse vi sarebbe stato un netto rifiuto, se le guardie di Napoleone non avessero dissuaso la popolazione da ogni iniziativa di ostracismo.
Solo un certo Giovanni Tospoker, ricordano le cronache, ebbe il coraggio di esprimere apertamente la posizione condivisa dal popolo, che vedeva in quell'uomo un nemico della propria libertà.
Purtroppo il Tospoker, senza troppi convenevoli, venne espulso dall'isola e tutto fu messo a tacere. Ma quando il Sovrano pensò di far pagare le tasse ai capoliveresi, essi si rifiutarono apertamente, tutti in maniera collettiva e solidale.
Guidati da due preti di Capoliveri, tentarono di tenere testa alle pretese di chi voleva assoggettarli al proprio potere.
Senza troppi scrupoli i due preti furono però arrestati per ordine diretto di Napoleone e, servendosi della stessa maniera forte, fu spenta ogni sommossa.
I capoliveresi non finirono di pensare ai loro propositi di autonomia e Napoleone, dal canto suo, non si dimenticò di questi episodi di aperta ostilità nei propri confronti, comportandosi di conseguenza.

 

 

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