La Storia


Nel XII e XIII secolo, numerose fonti documentarie pisane e alcuni trattati commerciali della rivale Repubblica Genovese, attestarono che all'isola d'Elba, l'unico castrum, fortezza o città fortificata, fosse Capolivri. Nel periodo della dominazione pisana sull'Elba, dovuta alla grande importanza economica e produttiva della vena di ferro, Capolivri fu sede di Capitania, ovvero residenza della più alta carica amministrativa, politica e militare dell'isola. 
Solamente in tempi successivi vennero documentate altre località fortificate di una certa importanza, come Latrano, Campo e Marciana, mentre solo molto più tardi una seconda Capitania venne attribuita a Grassula e Rio.
Il Consiglio degli Anziani di Pisa stabilì che dei sette Consules (eletti fra gli uomini anziani ed esperti) che le Comunità elbane dovevano inviare presso la Repubblica di Pisa, come rappresentanti dei loro interessi politici e amministrativi, solamente Capoliveri avesse il diritto di inviarne due.

 

Il Burgum di Capolivri, soggetto al governo diretto della Repubblica marinara, fu il cuore e il centro del sistema di controllo militare, amministrativo e fiscale dell'isola per quattro secoli: un così forte interesse infatti era dovuto alla particolare importanza strategica dell'Elba, ponte naturale fra la costa toscana e le `sorelle maggiori' di Corsica e Sardegna, ricca non solo di ferro ma anche di granito, col quale vennero costruiti molti edifici religiosi della città sull'Arno.

Agli inizi del XV secolo, con Pisa ormai decaduta e venduta ai Visconti di Milano, l'Elba passò sotto il dominio di Gherardo Appiani, signore di Piombino. Questo principato nacque sotto l'influenza diretta della Corona di Spagna, mentre il casato dei Medici di Firenze fu molto interessato alle zone minerarie che provvide ad appaltare per lunghi decenni, a suon di fiorini d'oro, a vantaggio quindi delle proprie Magone (termine di origine araba che significa officina metallurgica), antesignane delle future fabbriche siderurgiche. Essa fu quindi al centro degli interessi del granducato mediceo, contrapposto agli ispano-napoletani interessati al versante orientale. 
Così l'isola fu tripartita, con Cosmopoli-Portoferraio sotto l'influenza di Firenze, Longone e successivamente Capoliveri sotto quella della Spagna e del Vicereame di Napoli e il resto dell'Elba sotto il dominio di Piombino. 
Fu in quest'epoca che Capoliveri conobbe la sciagurata venuta dei pirati turco-barbareschi che, nella prima metà del XVI secolo, la saccheggiarono e devastarono completamente, abbattendone le antiche mura fin dalle fondamenta.

Vennero poi altri dominatori e l'Elba divenne teatro di battaglie combattute da eserciti stranieri: memorabili le due grandi spedizioni che nella metà del XVII secolo videro i migliori uomini d'arme di Francia e di Spagna contendersi il caposaldo spagnolo di Longone, dedicato a San Giacomo. 
Capoliveri fu lasciata fuori da quelle epiche battaglie e fu coinvolta solo indirettamente da quella guerra che si svolse nella piana di Mola e nei dintorni dell'attuale Porto Azzurro, a poche centinaia di metri dall'antico borgo. Coinvolta successivamente nella lotta di eserciti stranieri, essa subì una nuova totale distruzione delle fortificazioni ricostruite, quando, agli inizi del XVIII secolo, fu teatro di battaglia fra gli imperiali e gli spagnoli.

Il golfo di Mola

A fine secolo arrivò anche sull'isola la ventata rivoluzionaria del tricolore di Francia e, a causa dell'atteggiamento spiccatamente antirepubblicano e lealista, Capoliveri dovette subire una durissima repressione da parte delle truppe della rivoluzione. Sotto il nuovo dominio l'Elba si riscattò da tre secoli di spartizioni e l'isola divenne `francese'. Fu un periodo politico-amministrativo che portò luci ed ombre: se va riconosciuto il grande merito della riunificazione dell'isola, della ricostruzione delle strade, dei porti, dell'arredo urbano degli antichi centri, del rilancio dell'economia agraria e dell'escavazione del minerale ferroso in grandi quantità, va altresì ricordato che l'Elba finì col pagare duramente la politica napoleonica. Con la leva obbligatoria l'intera popolazione maschile dovette entrare a far parte della Grande Armée abbandonando i campi e le terrazze (ancora ben visibili in tutta l'isola, esse costituirono un metodo di coltivazione utilizzato per una maggiore produttività vitivinicola) dove la produzione di vini rinomati aveva cominciato a dare buoni frutti dopo i lunghi secoli delle guerre di invasione.

 

                                                                Capoliveri e Napoleone 
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