La Storia


In seguito alla caduta militare e politica subita ad opera delle potenze alleate, Napoleone Bonaparte scelse l'Elba come rifugio e, in qualità di nuovo sovrano, provvide ad acquistare alcune case e proprietà nei centri più importanti dell'Elba. Non risultano invero documenti di un suo particolare interessamento per questo paese, mentre, secondo una diffusa memoria popolare, egli fu attratto da una giovane capoliverese dal nome di Vantina, famosa per la propria avvenenza. Ancora fino a non molti anni or sono, i vecchi paesani amavano raccontare con orgoglio questo 'avvenimento', dai contorni della fiaba: pare che Napoleone, intenzionato a radere al suolo la roccaforte di Capoliveri, perché indispettito dal fatto che quei `Terrazzani' non gli avevano reso adeguato omaggio, fosse indotto a recedere dai suoi bellicosi propositi dall'avvenenza di questa giovane fanciulla, dal nome di Amelia Vantini. 
Ancor più ricordato, anche dalla stessa pubblicistica contemporanea, l'aneddoto di Lacona:

Le miniere

 "Napoleone il Grande, quivi passando nel 1814, tolto nel campo adiacente l'aratro di un contadino, provossi egli stesso ad arare: ma i bovi ribelli a quelle mani, che pur seppero infrenare l'Europa, precipitosamente fuggivano nel solco".
Partito Napoleone, l`Elba venne affidata all'efficiente amministrazione dei granduchi di Lorena. Durante questo periodo l'isola rinacque economicamente col rilancio della produzione agraria, mineraria e di nuovi settori produttivi a carattere artigianale. Ciò coincise con un fatto storico e demografico di grande rilievo, quando dagli antichi borghi un numero sempre crescente di abitanti cominciarono a scendere verso il mare; così, da poche casupole sparse e magazzini di pesca sulla spiaggia, Porto Longone, la Marina di Marciana, la Marina di Campo e la Marina di Rio divennero, in un tempo relativamente breve, dei piccoli centri attivi, progressivamente sempre più popolosi e animati da piccoli traffici economici, commerciali e marittimi diffusi.
Invero, Capoliveri non fu molto coinvolta in questo movimento migratorio interno, dalla collina al mare, dovuto alla definitiva sconfitta della pirateria barbaresca, alla relativa cessazione della guerra da corsa, e al conseguente aumento dei traffici per mare. Essa seppe ritrovare, accanto al proprio antico orgoglio, una autonoma rinascita economica: i campi ripresero a essere lavorati, la produzione del vino toccò quantitativi assai elevati e di buona qualità: Lacona, con Mola e le colline atterrazzate intorno al capoluogo, divennero nuovamente rinomate per la produzione di Aleatico, di Moscato, Sangioveto e di un vino bianco, secco e robusto. La vendita di frutta, legumi e ortaggi, come primizie nei mercati delle città costiere della Toscana e del Lazio portò nuova linfa economica; riprese anche la produzione del minerale ferroso, con le prime tecnologie applicate alla coltivazione delle grandi caviere di punta Calamita e di cala del Ginepro. Nel 1819, la tenuta di Monte Calamita fu ceduta dal Comune di Portolongone all'industriale di origine francese Morel, il quale poi la cedette, nel 1854, alla marchesa di Boissy. 
In quegli anni, un buon numero di `omini della vena' lavorarono nello sfruttamento delle cave a `cielo aperto' e parteciparono attivamente alla costruzione di un nuovo e più lungo pontile per l'attracco di bastimenti di maggiore stazza. Nel trentennio 1851-1881 la `Regia Cointeressata' rilanciò grandemente la produzione del minerale apportando miglioramenti tecnici; soprattutto venne ultimato il nuovo pontile a mare alla Calamita.

Miniere a punta calamita

La produzione mineraria ebbe un notevolissimo incremento, almeno fino alla seconda metà dell'Ottocento, quando il minerale estratto veniva venduto per i quattro quinti a nazioni straniere, fra le quali, la Francia, l'Inghilterra e, in minor quota, gli Stati Uniti d'America. Famoso in quegli anni fu il progetto di collegare con un sistema ferroviario unificato tutte le miniere del versante orientale dell'Elba, da Rio Albano alla Calamita, facilitando la nascita di un grande centro siderurgico a Portolongone o, in seconda ipotesi, a Portoferraio. 

Si dovette attendere fino al Capitolato d'appalto del 1897, vinto da Giuseppe Tonietti, per una gestione di lungo periodo e soprattutto per avviare quel processo d'integrazione produttiva che, collegando le miniere con lo stabilimento di Portoferraio, dette vita alla nascita dell'Elba, Società Anonima di Miniere e Altiforni'.  
Coinvolta nelle lotte risorgimentali Capoliveri, come tutta l'Elba, aveva dato un notevole contributo all'Unificazione italiana e aveva ospitato un personaggio non secondario del nostro Risorgimento, il dottor Vincenzo Silvio, che qui aveva svolto per lunghi anni la professione di medico condotto; continuamente segnalato dal `Consultore Governativo', come elemento da tenere sotto controllo perché ritenuto repubblicano.
Nella seconda metà dell'Ottocento, i cavatori del ferro del versante capoliverese dettero vita alle prime rivendicazioni a carattere economico e alle relative lotte salariali che furono segnalate, dallo stesso Ministero dell'Industria, come uno dei più importanti contributi alla nascita di una coscienza sindacale fra i lavoratori. Capoliveri così fu uno dei primi centri dell'Elba a diversificarsi per una identità politica nuova, diffusa e avanzata verso idee repubblicane, socialiste e anarchiche. Nel dicembre 1886 accaddero dei disordini, mai del tutto chiariti, che portarono all'uccisione di due persone da parte delle forze dell'ordine. Il giovane neolaureato elbano Pietro Gori, uno dei fondatori del partito dei lavoratori e famoso anarchico, pronunciò le prime forti e solidali parole di protesta per quelle vittime.

Capoliveri e Napoleone 
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