Monografia sul Comune di Capoliveri

di Mario Figaia

Capitolo secondo

Capoliveri: sue cronache e vicende

Questa minuscola arce del ferro elbano ha il suo canovaccio di cronache e vicende addentellate alla storia dell'Elba che risale agli avi primi dell'itala gente. E' certo che vi posero piede gli Etruschi di Volterra e Populonia che nell'Elba edificarono la Rocca del Volterraio. Essi denominarono questa terra Falo o Palo; tale toponimo per corruzione è rimasto tuttora a una località sottostante l'attuale cimitero. Durante il periodo etrusco, e precisamente verso l'anno 1195 dopo il diluvio, fra le popolazioni elbane che si ribellarono per prime a Massenzio, X re d'Etruria, fu quella di Palo. Tale gesto fu scontato con la totale distruzione dell'abitato ordinata dal sopracitato lucumone etrusco.
I romani, nel periodo della repubblica, fecero di Capoliveri luogo di sicurezza e rifugio ai debitori insolvibili e falliti. Da essi fu chiamato "Caput Liberum" cioè "Capo dei liberi" o meglio "Altura della Libertà":
Dalle locali rupi ferrigne Roma trasse il ferro per fornire lancie, dardi e scudi alle quadrate legioni onde lanciarle alla conquista del mondo. Le ancestrali fornaci a legna scavate nel suolo che si incontrano sulla vicina località denominata "La Feccia" e i cumuli di scorie che si rinvengono un po' dappertutto, sono i muti resti che testimoniano l'esistenza romana di Capoliveri. Dopo il crollo di Roma, un velo denso di nebbia fascia la rocca di Capoliveri in continua tema di sbarchi barbareschi. Sembra essere certo che alcuni monaci, provenienti da Montecristo e seguaci di 5. Givanni Gualberto, vi edificassero l'oratorio di 5. Mamiliano nel luogo ove ora sorge il Santuario della Madonna delle Grazie. Furono questi monaci che ospitarono 5. Cerbone, il patrono di Capoliveri, la cui salma, per suo espresso volere, fu da Marciana, dove morì, trasportata e tumulata a Populonia.
Nel novembre 1376 un lieto evento riempì di gioia schietta i Capoliveresi.
Gregorio Xl, Sommo Pontefice, fra la attonita e reverente folla del tempo, fu ospite di Capoliveri. Ufficiò la Messa nella chiesetta di 5. Michele, della quale tutt'oggi resta un bellissimo abside di chiara e schietta fattura della scuola pisana.
La breve sosta del Papa fu causata da un furioso fortunale che costrinse la sua caravella a ormeggiare nel golfo di Mola mentre egli stava rientrando dall'esilio avignonese per raggiungere Roma.
I turchi nell 534 capitanati dal loro condottiero Barbarossa si slanciarono dalle loro galee per desolare il suolo elbano. Capoliveri terra aperta alla vista della distrutta Ferraia, fu la prima verso cui si volsero i feroci ottomani. Nè ci volle molto a investirla, assoggettarla e saccheggiarla.
Gli abitanti, avendo veduto accorrere, dall'alto delle loro abitazioni, verso di queste, un si grande e feroce sciame di barbari, fuggirono sui monti cercando salvezza nei boschi e negli antri.
Non per altro giovò la fuga a quei miseri terrazzani per salvarsi dalle ricerche dei turchi, i quali essendo sparsi su tutto il promontorio, ne frugarono ogni nascondiglio. Quasi tutti i fuggitivi furono ritrovati e trascinati in Ferraia, ove a viva forza furono caricati sulle galere ottomane.
I Medici, signori della Toscana e dell'Elba, mentre lasciarono grandi opere a Portoferraio, ben pochi ricordi elargirono della loro potenza a Capoliveri.
lì principe Leopoldo riattò e ampliò l'attuale chiesa parrocchiale.
Gli spagnoli, durante il loro predominio in Italia eressero il forte di Focardo, attiguo alla spiaggia di Naregno, ancora oggi ben conservato e adibito a faro. In questo periodo i francesi contrastarono agli spagnoli il possesso dell'Elba; questa tenzone fu foriera di lutti e di miserie che culminarono con il sacco di Capoliveri nel quale fu in gran parte distrutto l'archivio parrocchiale.
Gli Appiani, signori di Piombino, dal fiuto pratico ed affaristico, ebbero la loro ingerenza su Capoliveri per le miniere di ferro, le quali rappresentavano in quei tempi un'ottima fonte di speculazione.
Dopo la ritirata di Russia Napoleone diventò signore dell'Elba.
Il grande corso minacciò di mettere a ferro e a fuoco Capoliveri in quanto che la sua popolazione si era ribellata al pagamento dei tributi che egli aveva imposto.
Ma la napoleonica e severa sentenza non fu eseguita.
Pare che intercedesse in favore di Capoliveri una femminea creatura nominata "Vantina" che riuscì a calmare le ire dell'aquila imprigionata nella villa di 5. Martino, dalla quale doveva rispiccare il volo verso gli effimeri suoi "cento giorni".
E fu la Vantina che risparmiò certamente da grossi guai Capoliveri; per ironia della sorte, oggi viene imprecata dagli aborigeni. Essi nei loro accessi di ira contro se stessi, il luogo natio e br semenza, esclamano "Accidenti alla Vantina".
Col plebiscito della Toscana del 1860, Capoliveri come tutta l'Elba divenne parte integrante del nuovo Stato Italiano e frazione del comune di Portolongone, oggi ribattezzato Porto Azzurro. Nel 1897 fu elevato a dignità di comune.