Monografia sul Comune di Capoliveri

di Mario Figaia

Capitolo primo

Capoliveri e il suo ambiente

Capoliveri, uno degli otto comuni dell'isola d'Elba è ubicato a sud-est su un vasto promontorio; stende i suoi 40 Kmq in una superficie prevalentemente montagnosa. Dalle falde del Monte Calamita serpeggia una teoria di monticelli, colli e valloncelli sino a raggiungere Capo Fonza; due soli sono i brevi pianori: la fertile ansa di Lacona e l'ubertoso Pian di Mola, cosparsi entrambi di case rustiche e fattorie.
La strada provinciale che scorre nel tratto Valdana - Mola
lo limita dal comune di Porto Azzurro, la rotabile ValdanaLacona segna la divisione territoriale con il Comune di Portoferraio e le creste del Caubbio e del Tambone indicano all'incirca i limiti con il Comune di Campo Elba. lì territorio offre una varietà di tinte; ma ovunque predomina un certo che di irto aspro e selvaggio. Le groppe delle alture sono aride e brulle, ma in limitati tratti vi allignano il bosco ceduo con le caratteristiche ginestre, sughere, scope, lentischi, ogliastri, agavi e fichi d'india. E su questi nani della flora locale giganteggiano gruppi di pini marittimi dalle larghe ombrelle sempre verdi.
Più in basso, nelle colline terrazzate dalla fatica di molte generazioni, fanno pompa i gagliardi vigneti. Non si conoscono corsi d'acqua veri e propri, solo qualche torrentello di effimera portata si forma durante la caduta delle piogge invernali. Scarse pure sono le acque sorgive:
tra le più degne di nota ricorderemo le polle dei "Catenacci" che alimentano il pubblico acquedotto, "Acquarilli", "Fonte Calda e del Moro" nella frazione di Lacona.
Da Calamita a Capo Fonza si snoda un sinuoso litorale che ha per sfondo l'immenso mare, dal quale simili a naiadi nascenti, si staccano gli isolotti del Giglio, Montecristo, Pianosa; e più distante appare la Corsica con il massiccio del Monte Cinto spesso ammantato di nevi che in certe giornate d'inverno si incornicia tra l'azzurro del mare al di sotto ed il celeste del cielo al di sopra.
I fianchi dei monticelli e delle colline scendono ripidi e frettolosi in questo splendido litorale, creando qua e là orride ripe popolate di gabbiani, scogliere informi e spiaggiole, in un tutto odorante di acuto iodio e salmastro. Tre ampi golfi si insinuano nel retroterra: sono anse di Mola, Margidore e Stella dai cangianti colori, sui quali si succedono a seconda del tempo e della stagione, l'azzurro cupo, il verde cobalto e l'argento plumbeo.
lì capoluogo, con il suo complesso di semplici costruzioni, si erge sopra una naturale terrazza i cui giganteschi pilastri sono formati da alcuni colli a ridosso, per dir così, del Monte Calamita. Questi naturali sostegni, che librano in alto il centro abitato, si rovesciano da una parte verso il pian di Mola di certa origine alluvionale e dall'altra si tuffano nel Tirreno. Le case patinate dalla tinta nerogrigiastra del tempo, fan corona all'alta cresta, e stipate, accatastate ed affiancate come sono, danno in lontananza la sensazione di un'unica costruzione ad anfiteatro che, simile ad un immane rudere imbronciato, si attardi a specchiare nel mare la sua decrepita senilità.
I vicoli e i ripidi chiassi predominano sulle strade, interrotte da piazzarelle e baluardi. Ognuno di questi vicoli, ribelle alla nomenclatura ufficiale, che ha loro affibbiato nomi troppo onerosi di illustri personaggi, custodisce gelosamente per bocca del popolino il primitivo toponimo. E le genti ancora li chiama "Baluardo; Fortezza; Fosso; Gitto; Mura; Chiasso Torto. Questo loro primitivo nomignolo sintetizza un passato di lotte e di minacce che Capoliveri sostenne contro i predoni del mare.
Eppure questi modesti abituri, privi di sfarzo e decorazioni, sorti dal bisogno d'offrire asilo e ricovero, costruiti da gente che aveva molto da lavorare e poco da pensare, hanno un'aria così bonaria che fanno quasi dimenticare la loro povertà architettonica e strutturale.
All'improvviso, se gironzoli tra essi, spuntano archi e archetti, barbacani, scalette pensili, loggette e balconi tirati su alla buona che richiamano alla mente certi paesaggi di presepio.
Tutta questa ridda di viuzze è dominata dal primitivo e disadorno, dal cupo e ristretto, rotti qua e là da squarci di cielo e di mare, da ciuffi d'erbe rampicanti, da gerani e garofani incastonati in ormai inutili laveggi.